Interconnessioni tra pittura, arte orafa, arte musiva, scultura e musica

Nell’antico Casello di Guardia della Città di Porcia, brani musicali scelti dai maestri della Scuola di Musica “Salvador Gandino“, accompagnano la visita a oltre 70 opere di scultura, mosaico, arte orafa e pittura di Vittorio Spigai, Daniela Banci e Giulio Candussio.

Una policroma e multiforme varietà di tecniche vede accomunati i tre autori in una sperimentazione in cui l’espressione plastica è sempre accompagnata dall’impegno alla forma: numero, ritmi e proporzioni, un intreccio rigoroso di contrasti, pause e tensioni in evidente affinità con la musica.

Presenti in sottofondo, con modi diversi nei tre artisti, le filosofie e le scuole alle origini del pensiero occidentale, il neoplatonismo del primo Rinascimento e, a seguire, le sue tracce persistenti nelle più preziose correnti del Moderno e del Contemporaneo. Interconnessioni tra discipline e pensieri diversi, che nei secoli hanno spesso condiviso felici utopie e generose correnti di alta ricerca.

Dalle composizioni evocative e sintetiche di Banci, alla forza di quelle più materiche e astratte di Candussio, a quelle di Spigai, in cui appaiono e scompaiono tracce di figurazione, si rivelano evidenti i legami con la composizione musicale.

Daniela Banci, cresciuta tra le antiche colline marchigiane, da oltre trent’anni alterna la sua attività di orefice con esperimenti e prototipi di scultura e pittura - anche di grandi dimensioni - che puntualmente si cristallizzano nei suoi minuziosi gioielli1: gemme e metalli preziosi, a inseguire metafore filosofiche e musicali.

Giulio Candussio, dalla sua lunga esperienza nella scuola del mosaico di Spilimbergo, continua una sperimentazione senza tregua, dal disegno alla tempera, al mosaico e alla scultura; in una ricerca instancabile che traduce nei linguaggi del Moderno le radici ancestrali della Carnia, sua terra di origine.

Vittorio Spigai, nato a Volterra, ingegnere, poi architetto e urbanista, prosegue sulle strade senza fine aperte da Klee, Ozefant, Severini e Burri, in prove a tutto campo, dal graffito al bassorilievo, in frantumazioni e forme che si armonizzano attraverso trasformazioni e molteplici tecniche.

L’interazione tra stereometrie primarie della tradizione pitagorica, forme rinascimentali del numero, modularità, ritmo e sequenze del purismo e del futurismo, sono il filo comune che unisce i tre artisti e che trova riscontro esplicito nel commento sonoro creato appositamente dai musicisti Giampaolo Doro, Simone Peraz e Alberto Spada della Scuola di Musica, con sede nella vicina Villa Correr-Dolfin di Porcia.

1 Che purtroppo non si sono potuti esporre per motivi di sorveglianza