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B E A T    P A I N T I N G   
 
 
TRA ISTINTIVITA’ E PROGETTO
OPERE  MADRI
 
 

 

Nel 1966, nel periodo di profondi cambiamenti di quegli anni, in particolare a Roma dove vivevo, è iniziatala mia strada in pittura. In intima analogia con quella della composizione musicale, nella lunga tradizione che musica, architettura, pittura e scultura hanno in comune. In particolare per l’astrattismo, negli oltre cento anni che sono ormai trascorsi dalla pubblicazione di Der Blaue Reiter Almanach nel 1912[1] e da quella, di pochi anni successiva, del primo numero dell’Esprit Nouveau nel 1920.

Questa pittura, a cui mentre lavoravo come urbanista e architetto mi sono dedicato in silenzio e soprattutto per me stesso[2] – che più tardi ho intitolato con lo slogan BEAT PAINTING – è caratterizzata da strutture di forma sempre presenti: a volte nascoste o appena accennate, ma di regola esibite. Composizioni astratte, con pochi segni e molta musicalità diretta. Esperienza BEAT, esprimente vivacità, precisione e ritmo appunto: capaci in sé stessi, in totale purezza, di creare messaggio. Rapporti e serie ritmiche presenti con incisività e forza come nei brani ritmati della musica blues e afro-americana e nella musica rock più intuitiva, facile, aperta a tutti e democratica, nelle sue innumerevoli derivazioni contemporanee.                                                                                                                                                                                                                                    

[1] Pubblicazione di Der Blaue Reiter Almanach, curato da Kandinskij e Marc, agli inizi del 1912.

[2] Sostenendo l'attività dapprima con l’ingegneria e successivamente con l’urbanistica, l’architettura e l’insegnamento della composizione architettonica nell’ IUAV, in cui ho iniziato a lavorare nel 1971.